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Crisi economica 2009 - 2010 - 2011 - 2012 .... 2020, prepariamoci a diventare poveri. 2° parte


By Roberto Franzè admin - Posted on 18 aprile 2009

Continua da 1° parte

Come abbiamo visto nella 1° parte, le 3 teorie dominanti sulla crisi economica 2008 - 2009 - 2010, spiegano tutte che gli eccessi nel nostro sistema capitalistico, hanno rischiato (per alcuni) o rischiano (per altri) di far crollare l'economia mondiale, mentre per altri ancora, esiste un complotto per arrivare ad una dittatura globale.

Quindi in questo momento storico, per i più, il problema maggiore sono gli eccessi introdotti nel sistema, e non le distorsioni del sistema stesso.
Si cerca a tutti i costi, di spostare l'attenzione sugli eccessi prodotti da uomini, società finanziarie, banche, politica ecc..; mi domando, perché non si mette in dubbio il sistema, come è stato fatto quando il comunismo è crollato in Russia?

Ma se ora, anche il capitalismo si rilevasse un fallimento, con cosa si potrebbe sostituire?  Non sarà che questo è il vero problema; per cui si preferisce pensare che togliendo gli eccessi il capitalismo funzioni e che le cose ritorneranno a posto.
Anche se esistono molte nuove idee, è utopico pensare che possano essere accettate dalle masse in breve tempo.

Io voglio dimostrare come il vero problema, non sono stati gli eccessi (se non come acceleratori del processo), ma che il problema è insito nel sistema, quindi se la crisi è del sistema, anche ipoteticamente togliendo gli eccessi, il risultato nel medio o lungo termine non cambierebbe; c'è anche da dire che gli eccessi in un sistema umano, dipendono dalla variabile uomo,  quindi nessun sistema può esserne immune.

Vorrei anche sottolineare che, i sistemi economici e di governo non nascono come risultati di calcoli scientifici matematici che cercano di prevedere che il sistema si sviluppi nel tempo in modo di ottenere la migliore efficienza e giustizia possibile.
La maggior parte dei sistemi umani nascono spesso dagli interessi di forze dominanti, da compromessi storici, dalla esigenza di risolvere problemi sociali attuali (senza possibilità o volontà di occuparsi dei problemi futuri); quindi difficilmente questi hanno una coerenza a lungo termine, è molto più facile che riescano ad essere coerenti nel breve termine, ed in spazi ridotti.
Per esempio per quanto riguarda le società umane, gli interessi delle generazioni di un determinato momento storico, potrebbero non coincidere con quelli delle generazioni future.

In effetti, a mio avviso, esiste nel sistema capitalistico una mancanza di base la quale dimostra che esso non è un sistema coerente.
Se il capitalismo fa della competizione e dell'egoismo umano, il suo motore ed ammette che l'uomo possa impegnarsi solo per se stesso, come mai non mette un limite al principale eccesso (ricchezza) che egli, per definizione e di fatto, può procurare.

Ora vi illustrerò la mia teoria esprimendola con una formula matematica.
La formula: La capacità del capitalismo di distribuire ricchezza è inversamente proporzionale allo sviluppo tecnologico ed alla diversità dei mercati (diversità della ricchezza dei popoli e dei diritti dei lavoratori).

Faccio una importante premessa, valuterò la situazione più positiva possibile, cioè non considererò le variabili e gli eccessi, che incidono negativamente sul sistema (es. speculazione finanziaria, corruzione, riduzione delle risorse energetiche e delle materie prime , costi da inquinamento ecc..); quindi se il capitalismo non funziona cosi, ovvero depurato da tutte le variabili negative, vuol dire che è un sistema sbagliato.

Se una persona esprime una formula, sta a lui dimostrare che funzioni, quindi procedo:

Ci sono tre attori principali nel libero mercato: i proprietari delle attività produttive, i dipendenti che vi lavorano, i consumatori (tutti).

Il mercato funziona quando un impresa produce una merce che viene acquistata da un consumatore, l'imprenditore paga i suoi dipendenti e ha un suo personale guadagno, quindi dipendente ed imprenditore si trasformano in consumatori.
In una condizione ideale tutte le figure si devono bilanciare, in effetti se l'imprenditore non paga i suoi dipendenti questi non possono essere consumatori e l'impresa, non potendo vendere le merci prodotte, fallisce.
Il capitalismo (libero mercato) mette il consumo, alla base del suo sviluppo.
Uno dei principi base del capitalismo è che se non lavori, non puoi consumare; da questo ne consegue che affinché il sistema produca ricchezza generalizzata, occorre una larga base di lavoratori e di consumatori.
Il fatto che il lavoratore ed il consumatore coincidono e si possono muovere in libertà sono la forza del capitalismo, ed in effetti questo ha prodotto enorme ricchezza ed ha contribuito ad un benessere diffuso (magari a scapito dell'ambiente, ma questa è un'altra storia).

Ora vediamo, in che modo la tecnologia contribuisce nel lungo termine ad indebolire il capitalismo:
  
Gli imprenditori in concorrenza tra di loro, utilizzano la tecnologia per essere più competitivi e la tecnologia aumenta la quantità di produzione a parità di lavoratori; ora le scelte sono 2:

1) Si riducono i dipendenti

Soluzione non proponibile, visto che i dipendenti sono anche i consumatori; se questi non possono più comprare si dovrà ridurre la produzione, con la conseguenza di una ulteriore riduzione dei dipendenti, innescando una spirale negativa.

2) Si aumenta la produzione.

In effetti questa è una strada auspicabile (inquinamento a parte) perché aumentano i beni prodotti, ed anche perché questo comporta che vi deve essere anche un aumento degli stipendi, altrimenti, i consumatori, non possono comprare i maggior prodotti disponibili.

Fin qui abbiamo visto come il capitalismo (perfetto), possa generare ricchezza.

Ora vediamo cosa succede se la tecnologia aumentando la capacità di produzione satura il mercato, a quel punto la capacità di consumare diventa costante (praticamente ai due lavori 8 ore le passi a produrre, e 8 ore a consumare), mentre la produzione aumenta, anche in questo caso le scelte sono:

1) Si riduce la produzione.

Questa soluzione non è proponibile perché in questo modo si riducono i dipendenti - consumatori, innescando una spirale negativa.

2) Si fanno durare le merci di meno (obsolescenza programmata, esempio con la moda) e/o si riducono i costi utilizzando materiali meno buoni (durata minore).

In questo modo, si può guadagnare tempo, ma la fine si arriva comunque a saturare il mercato. (lasciamo perdere il maggiore inquinamento che si produce).
Se poi i prodotti si comprano e non si usano, per cui si fanno lavorare persone non per produrre beni ma rifiuti, si crea inefficienza nel sistema.

3) Si spostano i lavoratori dalla produzione di beni ai servizi o allo svago per creare nuovi consumatori.

Questo però non risolve il problema perché anche questi, producono un bene (anche se non fisico) che deve essere consumato, altrimenti questi lavoratori non possono essere consumatori dei beni prodotti.

4) Si spostano i lavoratori dalla produzione di beni ai servizi gestiti dallo stato (si ricorre alle assunzioni pubbliche).

Questo comporta che a fronte di minor lavoratori che producono, aumentano coloro che forniscono servizi pubblici; fino ad una certa misura questo concorre positivamente alla creazione della ricchezza e del benessere, ma oltre una certa soglia determina una inefficienza del sistema che porta lo stato ad indebitarsi.

5) Si importano nuovi consumatori (attraverso l'immigrazione).

L'inserimento di stranieri più poveri, determina una nuova richiesta di beni, ma anche di posti di lavoro, se si prende anche in considerazione che molti stranieri inviano parte di quello che guadagnano verso le loro nazioni di origine, si può ritenere che questo apporto sia sostanzialmente irrilevante.
Mentre si innesca il fenomeno di lavoro nero a basso costo che tende ad abbassare anche gli stipendi dei lavoratori nazionali, riducendo la capacità dei lavoratori di consumare.

6) Si cercano altri consumatori in altre nazioni (globalizzazione).

Se  nella globalizzazione, ci si rivolge a paesi avanzati con mercati già saturi, si avrà uno scambio di merci, ma la situazione generale non cambia.

Allora si deve accedere a mercati non saturi dove esistono milioni di persone in uno stato di povertà; questi però non possono consumare, perché non hanno reddito; quindi li devi trasformare prima in lavoratori, affinché avendo reddito possano comprare le merci che l'impresa produce.
A questo punto le imprese multinazionali, dei paesi sviluppati, aprono loro sedi produttive nei paesi dove i mercati non sono saturi.

In questo caso però il costo della mano d'opera in quei paesi è molto più basso dei paesi più sviluppati, e quindi le imprese producono, in quei paesi, merci ad un costo più basso di quello che hanno nei paesi sviluppati.

In effetti, almeno inizialmente, le imprese non possono vendere nei paesi poveri i loro prodotti (più evoluti) costruiti nei paesi sviluppati, ma sono costretti a rivendergli i prodotti a basso costo costruiti in loco.
Quindi in questa fase, i problemi di sovrapproduzione nei paesi sviluppati rimangono, mentre nei paesi poveri inizia il processo di sviluppo.

A questo punto cominciamo a vedere come la globalizzazione, influisce negativamente sul capitalismo nei paesi sviluppati.

In un mercato libero, non si può impedire che l'impresa (multinazionale) cerchi il massimo profitto, quindi l'impresa riporta i prodotti che produce (a basso costo) nei paesi poveri e li rivende nei mercati sviluppati a costi (almeno inizialmente) simili a quelli presenti in quel mercato.

Questo costituisce una fonte di arricchimento enorme per le aziende multinazionali, che possono produrre a 10 e rivendere a 100, cosa impossibile se si produce in paesi sviluppati.
Inizia quindi una fase di aumento dell'importazione nei paesi ricchi di prodotti costruiti nei paesi meno sviluppati, mentre  le esportazioni dei paesi ricchi rimangono costanti (perché ancora non si è ancora creata nei paesi poveri una massa di consumatori benestanti, in grado di acquistare merce ad alto costo).

Vediamo ora cosa succede nei paesi più avanzati:

La concorrenza di merci prodotte a basso costo importate dalle multinazionali, colpisce per prime le aziende in loco che costruiscono il tipo di prodotti importati, queste ultime  per difendersi, iniziano anche loro ad importare semilavorati o prodotti finiti, che rivendono come se fossero i propri.

A questo punto (nei paesi sviluppati) si riduce la forza lavoro nel settore della produzione (un problema ora dovuto alla globalizzazione, ma che si somma a quello creato già dalla tecnologia), a questo punto per evitare la riduzione dei lavoratori consumatori si possono mettere in campo 2 soluzioni:

1) Sfruttare il vantaggio tecnologico dei paesi più evoluti, per creare merci più competitive ed evolute.

Questo comporta che i paesi più avanti con ricerca, alta tecnologia ed alta qualità dei materiali, tendono a migrare le produzioni su prodotti più evoluti e rallentano il processo di deindustrializzazione, che comunque prosegue perché se anche la ricerca, lo sviluppo e la produzione vengono fatte nei propri paesi, gran parte della produzione di semi lavorati viene fatta nei paesi a basso costo di mano d'opera.

2) Spostare le persone che lavorano nella produzione nei servizi e nella pubblica amministrazione.

Questa soluzione è stata attuata da molte nazioni prima della globalizzazione, per risolvere il problema degli esuberi dovuti alla tecnologia; e come abbiamo visto, oltre un certo limite, produce inefficienza di sistema che costringe gli stati ad indebitarsi.

Come abbiamo visto la tecnologia (macchine che prendono il posto dell'uomo) riduce in assoluto il numero di lavoratori, e la globalizzazione (lavoro e produzione a basso costo), riduce la produzione ed il numero dei lavoratori nei paesi sviluppati.

La riduzione della forza lavoro in sistema capitalistico significa riduzione dei consumatori, questo significa che fasce di popolazione senza lavoro, rischiano di non avere più accesso ai beni di consumo.

Conclusioni:

Da quello finora esposto si capisce che la globalizzazione, comporta uno spostamento di prodotti di consumo dai paesi poveri a quelli ricchi ed uno spostamento della ricchezza monetaria inverso.
Calcolando l'obsolescenza veloce delle merci di consumo, questo processo si ripete di continuo, fino a comportare che nei paesi sviluppati (a parità di consumi), le ricchezze in eccesso (risparmio accumulato negli anni dello sviluppo economico) tendono ad esaurirsi, e di conseguenza si assisterà ad un aumento del ricorso al debito pubblico e/o privato. Non dimentichiamoci che anche il debito pubblico è comunque un debito privato dei singoli cittadini.

Questo trasferimento di ricchezze, continua finché i sistemi non tendono ad equilibrarsi; il che significa che i paesi ricchi cederanno prima ricchezza in cambio di beni di consumo e poi dovranno competere con quelle economie, che hanno condizioni di lavoro e salari molto più bassi.

Se nelle economie dei paesi in via di sviluppo, le conquiste sociali saranno simili a quelle dei paesi sviluppati, la migliore condizione che si potrà avere, è che nei paesi sviluppati i lavoratori vedranno ridotta alla meta la loro capacità di acquisto ed i loro diritti, che saranno invece in aumento nei paesi in via di sviluppo.

Questo significa che a livello mondiale le economie occidentali devono prepararsi a diventare molto più povere di quanto sono adesso.

Dopo questo livellamento di ricchezza (di durata media 25 -30 anni), il sistema globale dovrebbe nel suo insieme ricominciare a crescere cosi come è stato inizialmente per i paesi sviluppati, alla sua massima espansione si avrà una alta produzione di beni diffusa a livello mondiale; questo potrebbe essere un aspetto positivo, se non fosse che noi viviamo in un mondo in cui le risorse sono finite, e dove purtroppo l'uso della tecnologia comporta inquinamento.

Riepilogo:

L'analisi sopra esposta, evidenzia che il capitalismo (anche se depurato da tutti gli eccessi) ha un limite ed una potenzialità negativa.

- Il limite è nella capacità di distribuire equamente la ricchezza, visto che ha come spinta principale il profitto personale e non vi pone alcun limite.

- La potenzialità negativa e che l'eccesso di produzione di beni, non rispetta la capacità limitata del pianeta di rigenerarsi dall'inquinamento che questo eccesso produce; un problema difficilmente risolvibile dal capitalismo visto che il suo fine è il profitto personale e non il bene comune.

Ho cercato di fare l'analisi del capitalismo depurato da qualsiasi distorsione, e se ne dovessi dare un giudizio direi che è un sistema sbagliato, perché se in una prima fase, anche se in modo discutibile crea ricchezza, a lungo termine è un sistema autodistruttivo , perché non ha in se le basi per auto correggersi.
E come se, per far correre di più un treno lo si alleggerisse non installando i sistemi di controllo, di sicurezza ed i freni, sperando che non si abbia mai bisogno di frenare.

Vediamo come lo sviluppo del capitalismo si è attuato in Italia e come la situazione si potrebbe evolvere in base alla teoria sopra espressa ( sviluppo simile ad altri paesi occidentali):

Consideriamo la fine della 2° guerra mondiale come un punto di inizio della storia moderna del nostro paese.

(vedi anche grafici allegati)
1950: inizio sviluppo economico
1970: l'industrializzazione fa perdere lavori nella produzione
1970: Si spostano i lavoratori nella pubblica amministrazione ed in imprese ed enti statali
1973: Inizia l'inefficienza del sistema, ed inizia l'aumento del debito pubblico
1990: Inizia la globalizzazione
1997: Inizia il controllo della spesa pubblica (per poter entrare in Europa)
1998: inizia ad aumentare il debito privato
2000: Aumenta la globalizzazione
2001: Il debito pubblico è legato al PIL dai parametri Europei
2001: Cresce il debito privato
2002: Riduzione del potere di acquisto
2003: Inizia la bolla immobiliare
2007: Inizia la crisi della borsa
2008: Inizia la crisi economica, primi lavoratori in cassa integrazione o licenziati
2008: Aumenta il debito pubblico e privato
2008-2009: Calo della produzione industriale
2009: Aumentano i lavoratori in cassa integrazione o licenziati
2009: Aumento del debito pubblico e riduzione del PIL e delle entrate fiscali
2010: Probabile crollo economia USA o inizio guerre, falsi attentati, ecc.. per tentare di evitarlo
2010: Aumento della disoccupazione e scoppio della bolla immobiliare in Italia
2010: Continua l'aumento del debito pubblico e la riduzione del PIL e delle entrate fiscali
2011: Riduzione di stipendi e pensioni
2012: Disoccupazione diffusa, riduzione dello stato sociale
2013: Rivolte sociali diffuse, aumento immigrazione
2014: Povertà diffusa, immigrazione di massa dai paesi africani
2015: Ristrutturazione sociale
2016: Stabilizzazione sociale
2017: Lenta ripresa industriale
2018: Inizio ripresa economica
2019: Livellamento dell'economia mondiale
2020: Mondo altamente competitivo governato da una oligarchia finanziaria
2021-2030: Distribuzione della ricchezza iniqua con pochi ricchi e molti poveri

Questo dovrebbe essere il trend, l'unica cosa che può cambiare è che le politiche monetarie,  possono anticipare o posticipare gli eventi.
Si potrebbe anche evitare questo declino, se il capitalismo fosse contestato dai popoli mondiali e coloro che hanno accumulato enormi ricchezze, fossero costretti a ridistribuirle.
Ma quest'ultima cosa i governi e le oligarchie la faranno solo se costretti da popoli coesi ed uniti, cosa a mio avviso difficilmente realizzabile.

Dobbiamo stare anche attenti, perché ultimamente vengono fatte sempre più leggi che limitano la libertà individuale; non è da escludere che in caso di gravissima crisi economica, chi gestisce il potere possa operare scelte o agire con operazioni illegali in difesa dei propri interessi.
Si potranno avere guerre, falsi attentati terroristici, eliminazioni fisiche di massa utilizzando pandemie, ecc...  qualcuno potrebbe già sapere che il Titanic (economia) affonda e senza dire nulla è già pronto sulle scialuppe (che non bastano per tutti).
Per chi gestisce il potere è più facile mantenerlo, se si agisce in uno stato di emergenza ( terroristica o sanitaria ecc..) che permetterebbe loro di agire attraverso leggi speciali in deroga alle leggi ordinarie.

Vedi: Rapporto NATO operazioni urbane anno 2020

Alcune azioni che a mio avviso, dovrebbero essere intraprese nei paesi sviluppati:

1) Limitare l'importazione di merci (max 20%) dai paesi a basso costo di mano d'opera, per rallentare il deflusso della ricchezza e rilanciare la produzione interna.
2) Non licenziare i lavoratori produttivi, ma quelli improduttivi (statali e parastatali in esubero), in modo di abbassare le tasse alle imprese ed ai lavoratori.
3) Informare i cittadini di quello che sta succedendo ed invitarli a contrastare la crisi.
4) Abolire la parte di debito pubblico derivante dall'interesse sull'emissione del denaro.
5) Smettere di disinformare ed inebetire le persone (abbiamo bisogno di persone capaci di produrre e consumare beni con intelligenza).
6) Ridistribuire la ricchezza.
7) Ridurre gli sprechi ed investire nelle tecnologie ecologiche.
8) Evitare opere faraoniche che non servono a niente (ponte di Messina e centrali nucleari).
9) Emettere una moneta non gravata da interesse.
10) Avviare la costruzioni di villaggi, comuni e piccole città autosufficienti.

In poche parole EFFICIENZA al massimo.

Visto che non possiamo impedire che le ricchezze a nostra disposizione si riducano, possiamo pero utilizzarle per costruire sistemi efficienti che ci costino meno e compensino la riduzione della nostra capacità di acquisto.

Non vi voglio deprimere e vi lascio con un progetto-sogno.

Siamo una nazione senza fonti energetiche fossili, uranio e senza materie prime e questo ci rende poco competitivi per la produttività di molti prodotti a livello globale; ma abbiamo il sole, un clima stupendo, il mare, la campagna fertile, l'acqua e la storia.
Noi siamo un paese da sogno, che può vincere facilmente la sfida dell'autosufficienza, ora che le attività produttive (inquinanti) si sposteranno in altri paesi, non dobbiamo aver paura, ma sfruttare questa occasione per fare in modo che Italia possa diventare un enorme museo della storia ed una grande fiera della scienza ecologica.
Dobbiamo specializzarci, in attività dove abbiamo le materie prime e scambiare i nostri prodotti e servizi, con i paesi che hanno prodotti di altre materie prime (un modo di vivere più efficiente, sano ed ecologico).

Consiglio anche questa lettura:  Costruiamo insieme una alternativa al capitalismo malato

Saluti
Roberto Franzè

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Faccio i complimenti all'autore di questo lungo scritto, che spiega con razionalità cosa stava succedendo e cosa è successo (!), ovviamente non tutto è successo, ma la tendenza è quella.
E' da apprezzare soprattutto la parte finale, che propone dei metodi per il futuro, infondando un razionale (cioè vero) positivismo, e quindi ottimismo. Altro che i commenti di certi internauti volgari che parlano di pessimismo!
E' anche la spregiudicatezza e la volgarità che ha rovinato il mondo, immessa nella testa dei pecoroni dalle TV spazzatura (un gruppo mi pare si chiami "Merdaset", appunto). Ora tutto è sdoganato, dal fare deprezzamenti alle donne in pubblico, al fottersene del codice della strada, magari anche con i poliziotti presenti. Figurarsi se questa gente ha il potere: man bassa su tutto e tutti, nessuna regola e baratro della nazione, cioè anche di essi stessi.

....giaà di merda,dopo il tuo articolo mi ci vuole il lexotan.Sper non si avveri niente di così apocalittico....

INIZIAMO APREOCCUPARCI DI CHI STA PEGGIO CON QUELLO CHE NOI ABBIAMO IN PIU', PARTENDO DALLE PICCOLE COSE, ESEMPIO INVECE DI AVERE 15 MODELLI DI CELLULARI CHIUSI NEL CASSETTO PERCHE' POTEVAMO CAMBIARLO AD OGNI SCUSA E TENDENZA, INVECE DI RIVENDERLI SU EBAY, PER COMPRARNE ALTRI ANCORA ED ANCORA, PERCHE IO CEL'HO PIU' LARGO E SOTTILE ED HO 12 MEGAPIXEL E TU NO, RIDISTRIBUIAMO QUELLO CHE PER NOI E' OBSOLETO A CHI INVECE RISULTEREBBE IMPORTANTE, ED NON SPENDIAMO I NOSTRI SOLDI IN PRODOTTI DELLE MULTINAZIONALI, PER INVECE INVESTIRLI NELLE BOTTEGHE DEL NOSTRO PAESE, INIZIAMO AD ESSERE RAZZISTI NEI CONFRONTI DI CHI TI VENDE LE ILLUSIONI AD UN BASSO COSTO, TIPO I GRANDI SUPERMERCATI,  ED ANDIAMO DAI NOSTRI NEGOZIANTI, CHE PRODUCONO SANO, CON DEI  CONTENUTI E COSE SMPLICI, RIENTRIAMO NELLE COMUNITA' , TORNIAMO A FARE GRUPPO, ALLE COSE SANE ALL'ARTIGIANATO, SCEGLIAMO IL CAMBIAMENTO PARTENDO DALLE NOSTRE AZIONI QUOTIDIANE NON ANDIAMO DOVE VOGLIONO CHE ANDIAMO COME UN TOPINO NEN LABIRINTO, SCUSATE LA FORMA MA L'HO VOMITATA COSI' DI GETTO.
CIAO
STAI MEGLIO?
NON CREDO
PER NOI TUTTI RINUNCIARE ALLE ILLUSIONI SARA' MOLTO DOLOROSO, MA SOLO FINO A QUANDO CI PENSIAMO, STAREMO MEGLIO QUANDO FAREMO.

Ciao Matteo, io non vedo niente di apocalittico, è in atto un cambiamento che non possiamo evitare, dobbiamo rinunciare ad alcune cose e ritrovarne altre perdute.

Siamo in un sistema terra chiuso, se 3 miliardi di asiatici, africani e sud americani vanno nelle città a produrre, consumare e inquinare, noi occidentali dobbiamo diventare più efficienti e sperimentare forme di società più evolute.

Roberto Franzè

Complimenti Roberto, ho appena letto le tue "vecchie" considerazioni, tra l'altro esposte in modo chiaro e semplice, così da poter essere comprese da tutti (o quasi).
Mi trovo d'accordo praticamente su tutto e mi 'spiace esserlo, avrei voluto dirti che sbagli, che la gente si stà "svegliando" dal torpore che assopisce la nostra mente e la nostra anima, purtroppo vedo che, come giustamente sostieni, ancora troppi pecoroni preferiscono stendersi sugli occhi 3 kg di prosciutto e far finta di niente.....
Infine una considerazione, rivolta a tutti quei deficienti che dicono tu sia un pessimista, un terrorista psicologico ecc. : purtroppo tutto ciò che è stato scritto nell'articolo corrisponde alla realtà dei fatti, non si tratta di pessimismo ma di ciò che in realtà è il SISTEMA che governa le nostre vite. Quindi, cari pecoroni, evitate di dire sempre le solite cazzate, piuttosto uscite dal vostro limbo e pensate che c'è bisogno di tutti, anche di voi, per cercare un cambiamento reale, che sia orientanto al benessere di TUTTA LA VITA presente sulla terra, ricordatevi soprattutto, che noi esseri umani siamo parte di madre natura, non il contrario....

Sono abbastana d'accordo con chi ti ha scritto che sei un negativo (anzi io aggiungerei un negativo un po' dietrologo), tuttavia sono moolto d'accordo con te sulla ricetta per risolvere il problema che chiami:
"Alcune azioni che a mio avviso, dovrebbero essere intraprese nei paesi sviluppati:"
Sono tutti punti molto giusti che è necessario attuare quanto prima seppur io non la vedo così dietrologicamente drammatica come te.. Ad esempio, la mia visione è che con questo trend, saremo noi che migreremo in alcuni paesi africani o del M.O. nei prossimi anni e non loro !!
Ciaooo

Ciao Arthur,

Non credo che dire che dobbiamo abituarci a stipendi più bassi e a minore garanzie sul lavoro e da parte dello stato sia essere pessimisti, in fondo è quello che sta succedendo in molti paesi europei (Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Italia).

Saluti

Roberto Franzè

Ma scusa, una domanda.. Ma chi cazzo ha scritto questo articolo ? un mago ? un veggente ? O il signore Gesù Cristo ? Ma come cazzo ti permetti di fare terrorismo Psicologico con un titolo cosi disastroso "Prepariamoci a diventare poveri !" Ma fatti i cazzi tua e preparati tu a diventare povero in quanto non sei ASSOLUTAMENTE nessuno per prevedere il FUTURO. Al posto di scrivere stronzate su internet trovati un cazzo di lavoro ammesso che ci sia per un nullafacente e negativo come te. Sai che probabilmente qualche ingenuo potrebbe anche suicidarsi alle tue parole di merda ? Perchè non ti suicidi tu ? Che gente stupida che gira su internet, più stupidi sono, più pretendono di sapere come gira il mondo. CON LA CRISI ECONOMICA NON SI SCHERZA !

e' proprio la gente ignorante come te', lol, che permette un facile lavoro al raggiungimento dell'obbietivo delle oligarchie, fai parte dei tanti pecoroni monocefali che hanno permesso tutto. L'articolo e' stato scritto anni fa', e come vedi le cose si stanno avverando, non e' veggenza ma solo logica.

In realtà chiunque ha studiato economia internazionale sa bene che un'abbattimento delle barriere doganali comporta un riequilibrio delle ricchezze dei vari paesi ovvero i paesi ricchi diventano più poveri e i poveri più ricchi un pò come nella legge dei vasi comunicanti. La GLOBALIZZAZIONE è chiaramente un'apertura delle frontiere quindi il nostro amico ha fatto un'analisi molto razionale. Inoltre purtroppo c'è un'altro particolare, ovvero che la storia ci insegna che grandi cambiamenti economici hanno sempre la guerra come conseguenza........ Caro Lol rifletti su quest'ultima frase:
Cassandra forse portava sfiga....ma se i troiani l'avessero ascoltata.

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